età e sessualità

ETA’ E SESSUALITA’

Uomini e donne vivono più a lungo e sono più sani sino a tarda età. Come conseguenza di ciò molte coppie anziane continuano a godere dell’intimità e della sessualità.

La maggioranza dei maschi rimane sessualmente attiva anche dopo i 70 anni. Un grande studio di popolazione condotto in Germania ha dimostrato che un’attività sessuale almeno settimanale era presente nel 66.1% dei soggetti con età 60-69 anni e nel 41.5% tra 70 e 80 anni. La sessualità era considerata una componente fondamentale della qualità della vita. La percentuale di maschi che non è soddisfatta dalla propria vita sessuale aumenta in relazione all’età. Nello stesso studio, l’insoddisfazione nei confronti della attività sessuale era presente tra il 31.3 ed il 44% in tutti i gruppi di età esaminata.

Il processo di invecchiamento provoca modificazioni fisiche, che possono influire sulla risposta sessuale. Alcuni uomini notano che impiegano più tempo ad eccitarsi ed a ottenere l’erezione, che è meno rigida. Può essere necessaria una maggiore e più lunga stimolazione del pene. Il periodo refrattario tra le erezioni diviene più lungo e la sensazione orgasmica meno intensa. Il volume dell’eiaculato diminuisce e vi può essere un ritardo nel raggiungimento dell’eiaculazione. Il desiderio può ridursi.

Anche le malattie, che divengono più frequenti con l’età, e le terapie (farmacologiche e/o chirurgiche) possono interferire con l’attività sessuale, sia direttamente sia indirettamente a livello psicologico. Si può verificare un cambiamento nella struttura della relazione di coppia

La maggior barriera nell’affrontare le disfunzioni sessuali correlate con l’età è l’atteggiamento nei confronti del problema. Un errore culturale ha creato lo stereotipo dell’anziano come asessuato, privo di sentimenti ed emozioni.  Alcuni uomini anziani e le loro partners accettano la perdita della funzione erettiva come un evento necessario dell’invecchiamento. Molti altri sono insoddisfatti e percepiscono ciò come una alterazione rilevante della loro qualità della vita.

D’altra parte si deve considerare normale che uomini e donne continuino ad avere una vita sessuale attiva sino ad età avanzata e non si deve negare una terapia per le disfunzioni sessuali solo a causa dell’età.

Il coinvolgimento di più organi e sistemi (sistema nervoso, sistema vascolare, ormoni) nella fisiopatologia della funzione sessuale ci fa comprendere come qualsiasi alterazione a questi diversi livelli possa alterarla.

La salute sessuale è lo specchio della salute maschile. Diabete, sindrome metabolica, malattie cardiovascolari, disfunzione erettile, ipogonadismo, depressione ed iperplasia prostatica benigna sono frequenti nei maschi dopo i 50 anni. Le ricerche più recenti hanno dimostrato che tra queste diverse situazioni esistono dei forti legami associativi. Sappiamo che la patogenesi di molti di questi problemi è simile (per esempio malattie cardiovascolari e Disfunzione Erettile [DE]). Molti studi hanno dimostrato che le disfunzioni sessuali e l’ipogonadismo (deficit degli ormoni sessuali) possono essere fattori predittivi precoci di malattie cardiovascolari, diabete, s. metabolica, depressione ed IPB.

Molti differenti studi epidemiologici hanno confermato una forte associazione tra: 1) DE e malattie CV  2) ipogonadismo e s. metabolica 3) ipogonadismo e diabete tipo II. E’ stato dimostrato, inoltre, che la DE si comporta come un marcatore predittivo delle complicazioni CV dell’ipertensione e della s. metabolica. L’ipogonadismo, a sua volta, predice molti anni prima ed aumenta più di 2 volte la probabilità di sviluppare lo sviluppo di un diabete tipo II.

Le nuove conoscenze sulla disfunzione endoteliale, che è uno degli elementi comuni a tutte le alterazioni del sistema vascolare, rinforza la necessità di una ampia valutazione “olistica” della popolazione maschile che invecchia piuttosto che di un approccio settoriale. Le disfunzioni sessuali, che vanno considerate sintomi e non malattia, forniscono l’opportunità di diagnosticare le altre alterazioni prima che si siano manifestate e di modificare i comportamenti del paziente per migliorarne la salute.

Un largo studio condotto in 6 paesi (USA ed Europa) sulla salute di 30000 maschi tra i 20 ed i 75 anni ha confermato una forte associazione della DE con l’età. Solo il 25-33% definiva il proprio stato di salute eccellente. Le probabilità di avere DE raddoppiavano ed addirittura triplicavano o quintuplicavano tra chi si definiva rispettivamente in buona, discreta o cattiva salute. Tra questi soggetti l’ipertensione, la dislipidemia, le malattie cardiovascolari ed il diabete erano fortemente correlati con la gravità della DE.

Negli animali da esperimento la DE precede la comparsa dell’ipertensione, perciò potrebbe esserne un segno predittivo precoce. In effetti numerosi studi sugli ipertesi oltre a dimostrare che la maggioranza di essi aveva DE, evidenziarono che l’associazione di ipertensione e DE comporta un rischio maggiore di sviluppare le complicazioni dell’ipertensione (infarto, ictus cerebrale). E’ stato dimostrato,infatti, che la DE di per se stessa è in grado di predire, con un anticipo di 10 anni, la comparsa di una malattia coronarica. Infatti le probabilità di sviluppare la malattia, entro 10 anni, raddoppiano nei maschi con DE rispetto chi ne è esente. Similarmente la DE all’età di 30-35 anni aumenta di 3 volte le probabilità di avere un diabete. La DE, inoltre, è un fattore predittivo precoce di sviluppare la sindrome metabolica particolarmente nei soggetti che non sono in sovrappeso: le probabilità che ciò accada nei successivi 8 anni sono raddoppiate.

I disturbi urinari da iperplasia prostatica benigna raddoppiano le probabilità di sviluppare la DE che, a sua volta, raddoppia le probabilità di avere una depressione, che è direttamente proporzionale alla severità della DE.

Particolarmente interessante è la relazione tra la sessualità e l’ipertrofia prostatica benigna, che si manifesta molto frequentemente negli uomini dell’età matura ed avanzata. La DE, infatti, presenta una relazione lineare con i disturbi urinari da iperplasia prostatica benigna ed è correlata con la loro severità. Il grado di soddisfazione sessuale, la libido e la disfunzione eiaculatoria (riduzione e dolore) sono correlati con i disturbi urinari e il maggior volume prostatico.  Il trattamento dei disturbi da iperplasia prostatica benigna con farmaci α1-litici comporta anche un miglioramento della funzione sessuale globale. Le Linee Guida Italiane sull’Ipertrofia prostatica benigna hanno stabilito che in presenza di disturbi urinari da iperplasia prostatica di grado severo e/o insorti da lungo tempo è raccomandato valutare e considerare tutti gli aspetti della sessualità

Con l’invecchiamento si ha una diminuzione dei livelli di testosterone, il principale ormone sessuale maschile. Un basso tasso di testosterone è stato associato con lo scadimento delle funzioni cognitive e della salute generale e sessuale negli uomini che invecchiano. Recentemente i bassi livelli di testosterone sono stati correlati con la sindrome metabolica ed il diabete tipo II, che, a loro volta sono associati alle malattie cardiovascolari. Studi, protratti nel tempo, su una numerosa popolazione maschile dimostrano un netto aumento della mortalità in generale e, specificamente di quella da malattie cardiovascolari, in uomini anziani e di mezza età che hanno bassi livelli di testosterone.

Recenti ricerche hanno dimostrato che possiamo calcolare il rischio di sviluppare la disfunzione erettile partendo dalla salute generale dell’individuo oppure calcolare i rischi per la salute generale partendo dalla disfunzione erettile.

La Disfunzione Erettile è un problema comune, di cui è affetto almeno 1 uomo su 10. Purtroppo solo il 10% di chi ne soffre riceve attualmente una terapia. Il numero dei maschi che soffrono per la DE aumenta con l’età. I risultati longitudinali del Massachussets Male Aging Study hanno documentato che il tasso di incidenza annuale aumenta ad ogni decade di età, con valori di 12.4 nella fascia di età 40-49, che aumentano a 29.8 nell’intervallo di età 50-59 anni, sino a raggiungere valori di 46.6 nella decade 60-69. Ma oltre alla prevalenza della DE, con l’età aumenta anche la severità. Uno studio italiano, frutto della collaborazione tra Medici di Medicina Generale ed Andrologi, prendendo in esame 2.010 soggetti rappresentativi della popolazione italiana, documentò che la DE era presente nel 15.7%, tra 50 e 59 anni, nel 26.8 % tra 60 e 70 e nel 48.3%  oltre i 70 anni.

Per Disfunzione Erettile si intende la “persistente o ricorrente impossibilità ad ottenere o mantenere un’erezione sufficiente per completare un rapporto sessuale o un’altra attività sessuale”. Pochi uomini non hanno sperimentato durante la loro vita l’impossibilità di ottenere o mantenere un’erezione a causa di stress, stanchezza, ansietà o eccessivo consumo di alcool. La “paura del fallimento” o “ansia da prestazione” può rendere il problema persistente ed impedire di apprezzare e godere delle sensazioni eccitatorie che si associano alla stimolazione sessuale. Ciò, a sua volta, diminuisce l’eccitazione sessuale ed impedisce l’insorgere dell’erezione.

Sino a 20 anni fa si pensava che i fattori psicologici fossero responsabili della maggior parte dei casi di DE. Oggi sappiamo che fattori organici sono la causa del 75% dei casi di DE. E’ altrettanto vero che nella maggioranza dei casi fattori psicologici sono presenti.

Nella DE da causa organica il problema in genere tende a presentarsi gradualmente e si verifica con ogni tipo di attività sessuale. Fra le cause di DE organica sono più frequenti il deficit di afflusso di sangue nel pene, l’eccessivo deflusso di sangue dal pene (fuga venosa) e, meno frequentemente, malattie neurologiche, disordini ormonali, effetti collaterali di farmaci, alcoolismo e sostanze di abuso, diabete, fumo, dislipidemia o malattie croniche gravi.

Una DE che compare improvvisamente, in alcune situazioni ma non in altre, suggerisce una causa psicologica. A volte il fattore scatenante può essere identificato nella relazione conflittuale con la partner. Altre volte nell’essere interrotti durante l’attività sessuale oppure nello stress lavorativo.

Negli ultimi 10-15 anni sono stati fatti enormi progressi nel trattamento della DE e la stragrande maggioranza dei pazienti può essere curato efficacemente.

Recentemente la terapia con onde d’urto lineari a bassa intensità forniscono una eccezionale opportunità non solo per la cura della disfunzione erettile a genesi vascolare ma anche per la sua prevenzione.

LE TERAPIE DELLA DISFUNZIONE ERETTILE

Il primo elemento terapeutico comporta il cambiamento degli stili di vita: smettere di fumare, diminuire il consumo di alcolici, ridurre lo stress e l’ansia e praticare un’attività fisica regolare che è la chiave di volta per il mantenimento della salute cardiovascolare, delle prestazioni muscolari, di un sano equilibrio mentale ed il mantenimento di adeguati livelli di ormoni sessuali. Deve essere un’attività aerobica, della durata di almeno 40 minuti per ogni singola seduta, esercitata regolarmente (almeno 3 volte la settimana), correlata all’età ed alle condizioni di salute di ogni singolo individuo. Il peso ed una corretta alimentazione sono altri elementi terapeutici rilevanti. Il sovrappeso (e a maggior ragione l’obesità), la mancanza di vitamine e minerali, l’eccessivo consumo di alcool diminuiscono i livelli di testosterone. Lo scopo di una dieta equilibrata è quello di mangiare in maniera sana e di mantenere un peso corporeo adeguato. Ciò è importante per prevenire l’osteoporosi ed ha effetto protettivo nei confronti delle malattie cardiovascolari. Il trattamento dell’obesità (che è il primo elemento costitutivo della s. metabolica) migliora la funzione erettiva.

E’ sempre utile coinvolgere la partner nell’iter terapeutico. A volte le partners hanno un atteggiamento “esigente” (sia pur involontariamente) nei riguardi della prestazione sessuale. Questa “pressione” può peggiorare la situazione di un maschio che ha difficoltà erettive e causare DE. Discutere con la partner può aiutare a risolvere questa pressione psicologica e riportare ad una soddisfacente funzione erettiva.

Il secondo gradino terapeutico può indirizzare verso la terapia sessuologica e/o di coppia, che è utile quando fattori psicologici o difficoltà nella relazione con la partner sono presenti e sono quantomeno concause della DE. E’ indicata anche per ristabilire la relazione sessuale tra i partners dopo un  lungo periodo di assenza di interazioni sessuali a causa della DE. In alcuni casi può essere impiegata in combinazione con altre terapie.

Le terapie orali hanno rivoluzionato la gestione della DE negli ultimi 10 anni. Attualmente sono disponibili 4 farmaci orali (Sildenafil, Tadalafil, Vardenafil, Avanafil) che possono essere assunti in previsione dell’interazione sessuale. E’  necessario un adeguato stimolo eccitatorio (sia psichico sia fisico) perché essi possano agire, favorendo l’ottenimento ed il mantenimento dell’erezione.

Il terzo gradino consiste nella terapia iniettiva intracavernosa. Il paziente o la partner vengono addestrati ad iniettare il farmaco direttamente all’interno di uno dei due corpi cavernosi del pene. L’erezione si verifica in genere entro 15 minuti dall’iniezione e non necessita di uno stimolo eccitatorio. Si tratta di una terapia estremamente efficace anche in pazienti che non rispondano adeguatamente alle terapie orali.

In alcuni paesi è utilizzato il Vacuum. Consiste di un cilindro in materiale plastico connesso ad una pompa (manuale o elettrica) e di un anello costrittivo. Il pene viene inserito nel cilindro e l’attivazione della pompa rimuove l’aria creando il vuoto. Ciò fa affluire il sangue nei corpi cavernosi del pene, che si ingrossano, provocando un’erezione. L’anello costrittivo viene fatto scivolare intorno alla base del pene per mantenere l’erezione e il cilindro viene rimosso. Anche l’anello deve essere rimosso entro 30 minuti provocando la detumescenza

La terapia ormonale è indicata nel caso di deficit degli ormoni sessuali maschili e si avvale di farmaci per somministrazione orale, in gel cutanei o per iniezione intramuscolare. E’ una terapia sicura ed efficace. E’ necessario che prima di essere intrapresa sia fatta un’accurata valutazione generale ed, in particolare, della prostata per escludere la presenza di un tumore della ghiandola, che costituisce controindicazione elettiva.

Recentemente è entrata nella pratica clinica la terapia della DE con onde d’urto (shockwaves) lineari a bassa intensità. Si tratta della più grande rivoluzione dall’introduzione del Viagra in grado di PREVENIRE e GUARIRE la disfunzione erettile (DE), o consentire, nelle forme più gravi, che non rispondono ai farmaci (orali o per iniezione intracavernosa), di RISPONDERE ALLE TERAPIE PIU’ SEMPLICI. Le onde d’urto a bassa intensità (LISWT) stimolano nel tessuto trattato la creazione di nuove reti di vasi sanguigni.  Il processo, chiamato neoangiogenesi, conduce alla formazione di un nuovo sistema vascolare negli organi esposti alle onde d’urto. La terapia migliora la vascolarizzazione del cuore ed è  efficace anche per il pene. Infatti l’80% dei casi di disfunzione erettile hanno una causa vascolare. Se le Onde d’Urto Lineari a Bassa Intensità sono applicate ai corpi cavernosi del pene ne rigenerano il tessuto vascolare aumentando l’afflusso di sangue al tessuto erettile e consentendo il raggiungimento e il mantenimento di una piena erezione.

Il terzo livello terapeutico comprende le protesi peniene. Si tratta di cilindri che vengono inseriti chirurgicamente all’interno dei corpi cavernosi del pene. Ve ne sono di due tipi: le semi-rigide mantengono il pene in uno stato persistente di rigidità ma consentono di spostarlo verso il basso quando ciò sia necessario. Le protesi idrauliche sono molto più complesse: consistono di cilindri che vengono inseriti all’interno dei corpi cavernosi del pene e che vengono riempiti di un liquido quando viene attivata una pompa inserita nello scroto tra i testicoli, ottenendo la rigidità del pene. Le protesi distruggono il tessuto erettile dei corpi cavernosi e possono essere prese in considerazione quando le altre terapie siano inefficaci.

Sono molto rari i casi in cui una DE causata da problemi vascolari può essere corretta con un intervento chirurgico di rivascolarizzazione.